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Povertà alimentare a Torino. Analisi per pratiche trasformative delle disuguaglianze urbane
Il volume, edito nel 2025 dall’Università di Torino e curato da Veronica Allegretti e Alessia Toldo, analizza le molteplici dimensioni della povertà alimentare nel contesto urbano torinese, una delle forme più tangibili di disuguaglianza sociale. Il fenomeno viene letto alla luce delle recenti crisi socioeconomiche, in particolare la pandemia da Covid-19, che hanno aggravato condizioni di vulnerabilità preesistenti. Attraverso cinque contributi, il libro offre una prospettiva critica e multidisciplinare sulle politiche di contrasto alla povertà alimentare, sulle reti di solidarietà locali, sulle esperienze delle persone coinvolte e sulle criticità strutturali del welfare contemporaneo. Il cibo emerge come chiave interpretativa per comprendere processi di marginalizzazione, giustizia sociale e trasformazione delle politiche pubbliche in ambito urbano.
Disciplinare la donna, disciplinare la società Educare al genere attraverso un’istituzione totale
Attraverso un percorso di ricerca che integra la genealogia sulla nascita della prigione con gli studi di genere, il volume ripercorre la storia dell’Istituto del Buon Pastore di Torino, attivo nel XIX e XX secolo, e riflette sul disciplinamento delle donne "devianti" rispetto alle norme sociali. L'istituzione totale femminile esaminata, gestita sino alla sua chiusura dall’Ordine religioso che la fondò, ospitava in origine giovani "penitenti" e "preservate". L’Istituto fu successivamente oggetto di un processo di formale laicizzazione che ne mutò la destinazione all'internamento coatto di ragazze, sulla base di provvedimenti dell’autorità giudiziaria e di pubblica sicurezza. Il volume affronta in chiave socio-giuridica questi passaggi, sino alla chiusura dell’Istituto negli anni Settanta del Novecento, nel periodo delle critiche all’istituzionalizzazione, elaborando alcune piste di riflessione sulla genealogia delle istituzioni di reclusione e sul controllo sociale delle donne.
Il governo dei dati Interesse pubblico, altruismo e partecipazione
La presente monografia esamina l’approccio europeo al governo dei dati con l’intento di valutarne fattibilità, desiderabilità ed efficacia. Integrando l’analisi della filosofia del diritto con i profili dell’informatica giuridica, l’indagine si incentra sulle nozioni di interesse pubblico, altruismo e partecipazione, nel quadro normativo dell’UE, tra la tutela e il rafforzamento del mercato europeo da un lato e la funzione promozionale del diritto dall’altro. Il volume propone in questo modo di interpretare la data stewardship come interfaccia tra i diversi livelli e attori della governance europea dei dati, al fine di bilanciare sviluppo del mercato digitale e tutela dei diritti fondamentali. Rivolto alla comunità scientifica, alle istituzioni e ai professionisti del settore, il volume offre un contributo essenziale ai temi dell’odierno dibattito sulle politiche digitali, la governance dei dati, e come l’interesse pubblico entri in gioco rispetto alla tutela dei diritti fondamentali.
Sostenere il mondo Riflessioni e analisi pedagogiche sul Progetto "In Cibo Civitas: Empowerment, Azioni, Territorio per una cittadinanza che nutre il futuro"
Il volume restituisce la complessità delle fasi di co-design, di sviluppo e di monitoraggio del Progetto di Educazione alla Cittadinanza Globale “In Cibo Civitas: Empowerment, Azioni, Territorio per una cittadinanza che nutre il futuro” e ne delinea una lettura pedagogica. Le autrici elaborano una riflessione a posteriori sui dati quantitativi e qualitativi raccolti, sui processi connessi e sui caratteri di innovatività. Il Progetto, finanziato dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, è stato promosso da Associazione LVIA ETS, con i partner: Slow Food Italia APS, Comune di Torino, Comune di Castelbuono (PA), Comune di Firenze, Comune di Forlì, Comune di Cesena, Comune di Cuneo, Comune di Borgo San Lorenzo (FI), ImpactSkills SIAVS, Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino.
La collezione del regio museo di anatomia patologica dell'Università di Torino. Inventario dei reperti in liquido e a secco
La Collezione derivata dal Regio Museo di Anatomia Patologica dell’Università di Torino raccoglie 386 reperti in liquido e 16 reperti a secco originariamente appartenenti al Museo di Anatomia Patologica universitario le cui origini risalgono al 1818. I reperti in liquido attualmente presenti sono riferibili principalmente al periodo della Direzione dell’Istituto da parte dei Professori Pio Foà (1848-1923) e Ferruccio Vanzetti (1873-1942). La Collezione è stata recentemente oggetto di intervento conservativo. Il presente inventario presenta i reperti suddivisi sulla base dello stato di allestimento museale con criterio temporale e anatomopatologico. La peculiarità di questa Collezione risiede nella completezza di documentazione dovuta alla conservazione dell’allestimento originale della maggioranza dei reperti, comprendente il liquido di dimora e l’etichetta che riporta, sebbene non costantemente, data del riscontro autoptico, diagnosi originale e numero di referto autoptico. La presenza presso l’Istituto di Anatomia Patologica dei registri autoptici originali consente di verificare i quadri anatomopatologici descritti secondo le conoscenze dell’epoca. Questo patrimonio storico-medico e paleopatologico documenta pertanto uno spaccato delle patologie diffuse nella Torino a cavallo tra i secoli XIX e XX.
Falla un’altra volta. Ritradurre la letteratura per ragazzi e ragazze
Che cosa succede quando un libro per l’infanzia viene tradotto di nuovo? E che legame c’è tra i ricordi delle letture passate e ciò che scegliamo di leggere oggi?
Ritradurre significa ripensare le immagini, i significati e i valori che un testo porta con sé, e decidere che cosa vogliamo trasmettere alle nuove generazioni. Attraverso favole, romanzi, fumetti e libri illustrati, i saggi raccolti in questo volume mostrano come ogni traduzione proponga un modo diverso di vedere l’infanzia e il lettore, e di riflettere sul rapporto tra lingua, società e memoria. La ritraduzione della letteratura per ragazzi e ragazze è un laboratorio in continua evoluzione, in cui le storie cambiano voce e si adattano a nuove sensibilità linguistiche e culturali, dove si intrecciano idee, memorie e visioni che non riguardano solo l’infanzia, ma l’immaginario collettivo e il nostro modo di leggere e abitare il mondo.
Letteratura italiana e traduzioni 1789-1870
Il volume propone sondaggi diversi, che vanno dal teatro (l’Olimpiade di Metastasio in greco, la grande sfida di Shakespeare in italiano) alla poesia (il confronto appartato con i classici di Valperga Caluso, l’infaticabile attività editoriale di Michele Leoni) e al romanzo (le versioni dall’inglese di Harrington e Zanoni, quelle dei Promessi sposi in francese e in croato), ma si estendono anche, aldilà del campo letterario in senso stretto, a grandi opere di pensiero (il Novum organum in italiano, la Scienza nuova in francese, inglese e tedesco, il Manzoni storico e filosofo in francese), confermando ancora una volta come la translatio linguarum sia profondamente legata alla più vasta formazione della nostra comune cultura europea.
Tractatus primus
Il Tractatus primus di Walter Burley fa parte di un ampio progetto dedicato all’analisi del cambiamento a cui pertiene anche il più diffuso (anche grazie alla stampa, Venezia 1496) De intensione et remissione formarum (o Tractatus secundus). La ricerca sul fondamento del cambiamento qualitativo si basa su una revisione della nozione di contrarietà – studiata partendo dalla nozione di lontananza da una qualificazione massima – che porta anche ad una revisione del concetto di specie. La proposta che risulta dalla discussione comporta una riduzione netta dell’ontologia delle qualità sulla base della considerazione dei gradi di intensità: le differenze nell’intensio di una qualità comportano un cambiamento formale ma non giustificano quello specifico. Nelle esemplificazioni proposte nel testo: il freddo non costituisce una specie qualitativa a sé, bensì una intensità minima del caldo. Il progetto del filosofo inglese sembra dunque ispirato ad un notevole riduzionismo nello studio dei processi naturali, con l’attribuzione di un ruolo primario alla considerazione dell’intensità delle diverse qualità, intensità che garantiscono la possibilità dei cambiamenti qualitativi senza ricorrere alla contrarietà.
Walter Burley’s Tractatus primus forms part of a broad philosophical project centred on the analysis of natural change. The better-known De intensione et remissione formarum (printed in 1496 and also known as Tractatus secundus) is also part of this project. Burley’s study of qualitative change is based on a notion of contraries that differs from the commonly accepted Aristotelian version. For Burley, contraries are measured against the distance from a quality at its highest degree. Therefore, no specific change can be assumed when passing from hot to cold, which clearly reduces the ontology of qualities. Taking degrees of intensity into consideration, the different degrees of quality entail formal, but not specific, change. To use an example from the text, cold is not fundamentally different from hot; it is simply hot at the lowest degree. By ascribing a leading role to the different degrees of qualities, Burley’s project makes significant progress in the study of natural change.
Era urbana e disordine del mondo. Geografie per interpretare il presente
Il volume, a cura di Emanuele Sciuva, ospita l'insieme degli abstract presentati al XXXIV Congresso Geografico Italiano "Era urbana e disordine del mondo. Geografie per interpretare il presente", organizzato dall'Associazione dei Geografi italiani (AGeI) con il Politecnico e l'Università di Torino e GeoTuNe (Geography Turin Network), svoltosi a Torino, Campus Luigi Einaudi e Castello del Valentino, 3-5 settembre 2025.
L’Ambulance Turinoise alla guerra franco-prussiana del 1870. Le lettere del dottor Giovanni Calderini
La guerra franco-prussiana nel 1870 rappresentò per la Croce Rossa la prima occasione di intervento in un conflitto tra due grandi potenze, con migliaia di feriti e con la partecipazione di ambulanze inviate da vari paesi. L’Italia partecipò con un’unica ambulanza inviata dal Comitato torinese che divenne nota come Ambulance Turinoise e che prestò la sua opera nei drammatici giorni successivi alla battaglia di Sedan.
Dell’ Ambulance facevano parte sei medici: Giovanni Spantigati (capo squadriglia), Carlo Giacomini, Giovanni Calderini, Daniele Bajardi, Gerolamo Mo e Carlo Alberto Valle. Inoltre, vi erano cinque allievi della Facoltà medica e tre infermieri.
Questo volume ripropone per la prima volta le nove lunghe lettere inviate da Giovanni Calderini e pubblicate dal settimanale Il Monte Rosa di Varallo Sesia tra il 15 ottobre 1870 e l’8 aprile 1871. L’interesse di queste lettere consiste nel fatto che rappresentano una testimonianza di prima mano delle operazioni di soccorso ai feriti e della situazione di un paese che si trovava di fronte all’invasione da parte di una potenza straniera e a un cambiamento di regime politico.