Tractatus primus

Il Tractatus primus di Walter Burley fa parte di un ampio progetto dedicato all’analisi del cambiamento a cui pertiene anche il più diffuso (anche grazie alla stampa, Venezia 1496) De intensione et remissione formarum (o Tractatus secundus). La ricerca sul fondamento del cambiamento qualitativo si basa su una revisione della nozione di contrarietà – studiata partendo dalla nozione di lontananza da una qualificazione massima – che porta anche ad una revisione del concetto di specie. La proposta che risulta dalla discussione comporta una riduzione netta dell’ontologia delle qualità sulla base della considerazione dei gradi di intensità: le differenze nell’intensio di una qualità comportano un cambiamento formale ma non giustificano quello specifico. Nelle esemplificazioni proposte nel testo: il freddo non costituisce una specie qualitativa a sé, bensì una intensità minima del caldo. Il progetto del filosofo inglese sembra dunque ispirato ad un notevole riduzionismo nello studio dei processi naturali, con l’attribuzione di un ruolo primario alla considerazione dell’intensità delle diverse qualità, intensità che garantiscono la possibilità dei cambiamenti qualitativi senza ricorrere alla contrarietà. Walter Burley’s Tractatus primus forms part of a broad philosophical project centred on the analysis of natural change. The better-known De intensione et remissione formarum (printed in 1496 and also known as Tractatus secundus) is also part of this project. Burley’s study of qualitative change is based on a notion of contraries that differs from the commonly accepted Aristotelian version. For Burley, contraries are measured against the distance from a quality at its highest degree. Therefore, no specific change can be assumed when passing from hot to cold, which clearly reduces the ontology of qualities. Taking degrees of intensity into consideration, the different degrees of quality entail formal, but not specific, change. To use an example from the text, cold is not fundamentally different from hot; it is simply hot at the lowest degree. By ascribing a leading role to the different degrees of qualities, Burley’s project makes significant progress in the study of natural change.

Letteratura italiana e traduzioni 1789-1870

Il volume propone sondaggi diversi, che vanno dal teatro (l’Olimpiade di Metastasio in greco, la grande sfida di Shakespeare in italiano) alla poesia (il confronto appartato con i classici di Valperga Caluso, l’infaticabile attività editoriale di Michele Leoni) e al romanzo (le versioni dall’inglese di Harrington e Zanoni, quelle dei Promessi sposi in francese e in croato), ma si estendono anche, aldilà del campo letterario in senso stretto, a grandi opere di pensiero (il Novum organum in italiano, la Scienza nuova in francese, inglese e tedesco, il Manzoni storico e filosofo in francese), confermando ancora una volta come la translatio linguarum sia profondamente legata alla più vasta formazione della nostra comune cultura europea.

Falla un’altra volta. Ritradurre la letteratura per ragazzi e ragazze

Che cosa succede quando un libro per l’infanzia viene tradotto di nuovo? E che legame c’è tra i ricordi delle letture passate e ciò che scegliamo di leggere oggi? Ritradurre significa ripensare le immagini, i significati e i valori che un testo porta con sé, e decidere che cosa vogliamo trasmettere alle nuove generazioni. Attraverso favole, romanzi, fumetti e libri illustrati, i saggi raccolti in questo volume mostrano come ogni traduzione proponga un modo diverso di vedere l’infanzia e il lettore, e di riflettere sul rapporto tra lingua, società e memoria. La ritraduzione della letteratura per ragazzi e ragazze è un laboratorio in continua evoluzione, in cui le storie cambiano voce e si adattano a nuove sensibilità linguistiche e culturali, dove si intrecciano idee, memorie e visioni che non riguardano solo l’infanzia, ma l’immaginario collettivo e il nostro modo di leggere e abitare il mondo.

La collezione del regio museo di anatomia patologica dell'Università di Torino. Inventario dei reperti in liquido e a secco

La Collezione derivata dal Regio Museo di Anatomia Patologica dell’Università di Torino raccoglie 386 reperti in liquido e 16 reperti a secco originariamente appartenenti al Museo di Anatomia Patologica universitario le cui origini risalgono al 1818. I reperti in liquido attualmente presenti sono riferibili principalmente al periodo della Direzione dell’Istituto da parte dei Professori Pio Foà (1848-1923) e Ferruccio Vanzetti (1873-1942). La Collezione è stata recentemente oggetto di intervento conservativo. Il presente inventario presenta i reperti suddivisi sulla base dello stato di allestimento museale con criterio temporale e anatomopatologico. La peculiarità di questa Collezione risiede nella completezza di documentazione dovuta alla conservazione dell’allestimento originale della maggioranza dei reperti, comprendente il liquido di dimora e l’etichetta che riporta, sebbene non costantemente, data del riscontro autoptico, diagnosi originale e numero di referto autoptico. La presenza presso l’Istituto di Anatomia Patologica dei registri autoptici originali consente di verificare i quadri anatomopatologici descritti secondo le conoscenze dell’epoca. Questo patrimonio storico-medico e paleopatologico documenta pertanto uno spaccato delle patologie diffuse nella Torino a cavallo tra i secoli XIX e XX.

Sostenere il mondo Riflessioni e analisi pedagogiche sul Progetto "In Cibo Civitas: Empowerment, Azioni, Territorio per una cittadinanza che nutre il futuro"

Il volume restituisce la complessità delle fasi di co-design, di sviluppo e di monitoraggio del Progetto di Educazione alla Cittadinanza Globale “In Cibo Civitas: Empowerment, Azioni, Territorio per una cittadinanza che nutre il futuro” e ne delinea una lettura pedagogica. Le autrici elaborano una riflessione a posteriori sui dati quantitativi e qualitativi raccolti, sui processi connessi e sui caratteri di innovatività. Il Progetto, finanziato dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, è stato promosso da Associazione LVIA ETS, con i partner: Slow Food Italia APS, Comune di Torino, Comune di Castelbuono (PA), Comune di Firenze, Comune di Forlì, Comune di Cesena, Comune di Cuneo, Comune di Borgo San Lorenzo (FI), ImpactSkills SIAVS, Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino.

Edge AI in nature: insect-inspired neuromorphic Reflex Islands for safety-critical edge systems

Insects achieve millisecond sensor–motor loops with tiny sensors, compact neural circuits, and powerful actuators, embodying the principles of Edge AI [1–9]. We present a comprehensive architectural blueprint translating insect neurobiology into a hardware–software stack: a latency-first control hierarchy that partitions tasks between a fast, dedicated Reflex Tier and a slower, robust Policy Tier, with explicit WCET envelopes and freedom-from- interference boundaries [1–9]. This architecture is realized through a neuromorphic Reflex Island utilizing spintronic primitives, specifically MRAM synapses (for non-volatile, innate memory) and spin-torque nano-oscillator (STNO) reservoirs (for temporal processing), to enable instant-on, memory-centric reflexes [10–16]. Furthermore, we formalize the biological governance mechanisms, demonstrating that unlike conventional ICEs and miniturbines that exhibit narrow best-efficiency islands, insects utilize active thermoregulation and DGC (Discontinuous Gas Exchange) to maintain nearly constant energy efficiency across a broad operational load by actively managing their thermal set-point, which we map into thermal-debt and burst-budget controllers [17–33]. We instantiate this integrated bio-inspired model in an insect-like IFEVS thruster, a solar cargo e-bike with a neuromorphic safety shell, and other safety-critical edge systems, providing concrete efficiency comparisons, latency and energy budgets, and safety-case hooks that support certification and adoption across autonomous domains [6,11,14,28].