Un sesso cattivo? Costruire il consenso all’interno del lavoro sessuale autonomo in Italia

Attraverso l’impiego di una prospettiva autoetnografica collaborativa e di una pluralità di tecniche qualitative, la ricerca esplora i significati attribuiti al consenso e al sesso commerciale da parte di clienti e sex worker in Italia. Adottando un framework teorico volto ad evidenziare come i discorsi sui ruoli di genere e i differenti sistemi di regolazione degli scambi sessuo-economico possano partecipare alla qualificazione dello status sociale e alla riduzione delle possibilità d’azione di chi svolge lavoro sessuale, il presente contributo, focalizzandosi sul consenso, un tema ancora poco investigato nella letteratura sul lavoro sessuale, si propone di rintracciare quali siano gli elementi che nutrono l’interazione tra sex worker e clienti all’interno del particolare regime abolizionista che vige in Italia. Analizzare il modo in cui clienti e lavoratori/lavoratrici si pongono di fronte ai confini e alle richieste avanzate all’interno dell’interazione permette in questa sede di osservare come le aspettative socio-culturali connesse al sesso commerciale e ai ruoli di genere intervengano nella produzione, e ri-produzione, di dinamiche di potere legate al genere, alla classe e all”’etnia” di appartenenza.

Invisible Bodies and Alternative Futures: Data, Embodiment, and Resistance in the Age of AI

In the age of digital technologies, the increasing integration of Artificial Intelligence and data-driven systems deeply impacts how body-subjects are categorized and controlled. This master’s thesis explores how datafication through Artificial Intelligence reshapes the constitution of subjectivity, which reduces its complex interplay of individual and structural identificatory layers to a fragmented, for machines processable pixelation. Particular attention is given to the digital and lived realities of marginalized groups, who are disproportionately affected by the reinforcement of existing societal structures of oppression. By drawing on feminist, post-humanist, and neo-materialist theories, it investigates the process of digital disembodiment and analyzes contemporary activistic projects as well as artistic works, in order to reveal how digital systems invisualize marginalized bodies while simultaneously surveilling and over-exposing them in controlled spaces. Consequently, the concept of digital disembodiment is critiqued not as a true separation of the body from digital environments but as a mechanism to manage and control these bodies. In the second part, the thesis highlights how activistic counter-movements act as re-embodiment practices with the aim of reclaiming agency and imagining alternative futures. These speculative practices, including Afrofuturism and queer disidentification, challenge normative identities and offer new perspectives. They ultimately are being used as the foundation for feminist art projects that envision new techno-imaginaries that transcend existing structures and advocate for a future in which technological innovation strengthens diversity and the redefinition of human embodiment.

“La memoria che ci renderà completi”. Ricerca identitaria e riscrittura postcoloniale nei memoir di Igiaba Scego e Assia Djebar

L’elaborato indaga le modalità attraverso le quali Igiaba Scego e Assia Djebar, due autrici legate a diversi ambienti di dominazione coloniale e appartenenti a differenti contesti storici, letterari e linguistici, sono state in grado di utilizzare la propria voce ed esperienza personale come veicolo di espressione non soltanto individuale ma di intere comunità marginalizzate, con un’attenzione particolare nei confronti delle donne. Per fare ciò, si è utilizzato il metodo della comparazione tematica, approfondendo il modo in cui le scrittrici, nei loro testi più strettamente autobiografici (Cassandra a Mogadiscio e L’Amour, la fantasia), si sono relazionate con alcune questioni chiave della riflessione sulla soggettività postcoloniale: lo statuto identitario, il rapporto con il corpo, la ricostruzione memoriale, la scelta della lingua e le relazioni tra scrittura e altri linguaggi. Per comprendere al meglio le potenzialità e le novità dei libri analizzati, la trattazione è stata condotta a partire da una prospettiva intersezionale e all’insegna dell’ibridismo tra generi letterari.

Chi è la madre? I criteri normativi per l’attribuzione della maternità

Il presente elaborato, che costituisce l’estratto di una più ampia tesi di dottorato, ha l’obiettivo di rispondere alla domanda di ricerca “Chi è la madre?” attraverso l’analisi dei tre criteri che possono giustificare l’attribuzione della maternità all’interno dell’ordinamento giuridico italiano: l’elemento biologico della gestazione e del parto, l’elemento intenzionale dato dalla volontà di essere e diventare madre e, infine, l’elemento genetico dato dalla contribuzione con il proprio gamete. Il lavoro di ricerca è partito dalla consapevolezza che è ormai pacificamente ammesso che possano giuridicamente coesistere più “maternità” in relazione alla stessa prole. Tuttavia, occorre chiedersi come – in caso di conflitto– tali maternità si pongano tra di loro e quindi quale prevalga. In ragione di ciò, è stato svolto anche un lavoro di comparazione tra i criteri sopracitati, al fine di comprendere se possa ritenersi esistente una sorta di ordine gerarchico tra i medesimi. Dal punto di vista metodologico la ricerca ha considerato, anzitutto, il diritto positivo e il diritto vivente della filiazione. A tal fine, oltre alla giurisprudenza nazionale, grande attenzione è stata rivolta alle pronunce della Corte Europea dei Diritti Umani. La mappatura e l’analisi delle fonti ha poi superato, in taluni punti, i confini disciplinari del diritto civile della famiglia, estendendosi in particolare al diritto del lavoro, al fine di individuare le maternità protette nel settore giuslavoristico, ma, soprattutto, di rilevare, anche in tale ambito, i criteri per l’attribuzione della maternità legale. Ancora con riferimento alla metodologia, dunque, l’approccio alla ricerca è stato, per quanto possibile, interdisciplinare con riferimenti anche alla sociologia e agli studi di genere.

Coltivare la vita: la riproduzione medicalmente assistita e le sue sfide

La riproduzione medicalmente assistita è un ambito che si configura come doppiamente riproduttivo: riproduce, con l’unione di pratiche, strumenti tecnici e componenti biologiche, la generazione umana, e, simultaneamente, produce soggettività, ruoli di genere, corpi e visioni del mondo (Franklin, 2013). In questo senso, è portatore tanto di conservazioni quanto di trasformazioni, in particolare per quanto riguarda quattro dimensioni, fortemente interrelate: la storica dicotomia natura/cultura, il genere, la parentela e la cura. Il seguente elaborato vuole, quindi, indagare queste molteplici (ri)produzioni, materiali e simboliche, interrogando un punto di vista specifico, ovvero quello del personale sanitario implicato, all’interno del contesto italiano, con le sue peculiarità socioculturali e legislative. Considerando la riproduzione medicalmente assistita come un processo sociopolitico, storicamente e culturalmente informato, frutto di negoziazioni e contrattazioni delle stesse nozioni di corporeità, di vita, di riproduzione, di parentela e delle possibilità della biomedicina, quali sono le variabili che agiscono e subentrano nei discorsi e nelle pratiche degli operatori e delle operatrici sanitari/e? Come rappresentano e significano e quali funzioni attribuiscono alle pratiche da loro svolte, alle esperienze vissute e alle relazioni con le coppie? In quali modi si realizza e quali aspetti si intersecano, quindi, nella «costruzione clinica della realtà» (Taussig 1980, 12-13) – ad esempio, delle esperienze, dei corpi, delle sostanze riproduttive, dei generi - nell’ambito della riproduzione medicalmente assistita in Italia?

The Subtleties of Gynaecological and Obstetric Violence A Multidisciplinary Perspective

This volume collects the proceedings of an interdisciplinary conference on obstetric and gynaecological violence held at the University of Turin in October 2024. Scholars from the fields of law, criminology, anthropology, sociology, medicine, and psychology examine a phenomenon that is widespread, multifaceted, and controversial. Obstetric and gynaecological violence lie at the intersection of gender-based and institutional violence. Understanding these phenomena requires attention to the underlying power dynamics embedded both in the patient-doctor relationship and in broader structures of gender discrimination. Obstetric violence was first identified and denounced in the context of childbirth and pregnancy. More recent analysis have highlighted specific forms of violence within gynaecological care, ranging from the gaslighting of contested illnesses to broader practises of disrespect and abuse, particularly affecting racialised, incarcerated, LGBTQIA+, and disabled patients.

Puccini in Law. Raccolta di studi in occasione dell’anno pucciniano

In occasione del centenario pucciniano, questo volume esplora e ricostruisce il sorprendente intreccio che, tra diritto e melodramma, attraversa le opere di Giacomo Puccini. Dalla corruzione del potere nella Tosca alle asprezze coloniali di Manon Lescaut, dal conflitto tra ordinamenti in Madama Butterfly all’assenza di istituzioni ne La fanciulla del West, fino alla satira giuridica di Gianni Schicchi e alla crudeltà normativa di Turandot, i saggi qui raccolti – già relazioni al convegno Puccini in Law (2024), organizzato dai curatori del presente volume in collaborazione con il Teatro Regio di Torino e il MAO, Museo di Arti orientali, grazie al sostegno e con il patrocinio del Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Torino – mostrano come il diritto, lungi dall’essere un semplice accessorio della trama, plasmi i destini e le relazioni della società, in un eterno gioco di specchi tra palcoscenico e reale.

Amore e canto nel locus amoenus

La presente pubblicazione rende disponibile in formato open access il saggio di Adriano Pennacini Amore e canto nel locus amoenus, originariamente pubblicato da G. Giappichelli Editore (Torino, 1974, 43 pp.) e successivamente ristampato nel 1979; il contributo è stato poi ripubblicato in Forme del pensiero. Studi di retorica classica, a cura di Edoardo Bona e Gian Franco Gianotti per i tipi Edizioni dell’Orso (Alessandria) nel 2002, alle pp. 233-257. La presente edizione riproduce il testo del 2002, che recepisce l’errata corrige collocato in apertura della ristampa del 1979. Essa ha carattere diplomatico-conservativo e mantiene pertanto fedelmente l’originale, salvo alcune correzioni di carattere tipografico segnalate nella Nota al testo. L’edizione si avvale inoltre di un sistema di barre verticali per segnalare i cambi di pagina – sia nel corpo del testo sia nelle note – degli esemplari di riferimento (1979 e 2002). Contestualmente, grazie alle scansioni realizzate a fini conservativi, il volume mette a disposizione degli utenti i PDF archivistici a risoluzione ottimizzata (300 DPI) delle edizioni originali, fruibili singolarmente e integralmente ricercabili e selezionabili.

Guidelines for the creation of the Integrated Popular Financial Reporting

Il Bilancio POP è uno strumento pensato per raccontare in modo semplice, chiaro e diretto ciò che un’organizzazione realizza ogni giorno per il territorio, le persone e la comunità. Non si limita a presentare numeri o dati economici, ma traduce attività, progetti e risultati in un linguaggio accessibile anche a chi non possiede competenze tecniche o amministrative. Attraverso testi sintetici, dati visuali, esempi concreti e contenuti immediati, il Bilancio POP aiuta cittadini, stakeholder e partner a comprendere meglio come vengono utilizzate le risorse, quali obiettivi sono stati raggiunti e quale impatto sociale, economico e ambientale è stato generato. Il documento valorizza il principio della trasparenza e della partecipazione, mettendo al centro il racconto del valore creato e il contributo agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 (SDGs). In questo modo, il Bilancio POP diventa non solo uno strumento di rendicontazione, ma anche un mezzo per avvicinare le organizzazioni alle persone e rendere più comprensibili attività spesso percepite come complesse o lontane.

Bilancio POP Oulx 2024

Il Bilancio POP è uno strumento pensato per raccontare in modo semplice, chiaro e diretto ciò che un’organizzazione realizza ogni giorno per il territorio, le persone e la comunità. Non si limita a presentare numeri o dati economici, ma traduce attività, progetti e risultati in un linguaggio accessibile anche a chi non possiede competenze tecniche o amministrative. Attraverso testi sintetici, dati visuali, esempi concreti e contenuti immediati, il Bilancio POP aiuta cittadini, stakeholder e partner a comprendere meglio come vengono utilizzate le risorse, quali obiettivi sono stati raggiunti e quale impatto sociale, economico e ambientale è stato generato. Il documento valorizza il principio della trasparenza e della partecipazione, mettendo al centro il racconto del valore creato e il contributo agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 (SDGs). In questo modo, il Bilancio POP diventa non solo uno strumento di rendicontazione, ma anche un mezzo per avvicinare le organizzazioni alle persone e rendere più comprensibili attività spesso percepite come complesse o lontane.