Memorie del Dipartimento di Giurisprudenza
25 items in collection
La monografia, rivolta alla comunità accademica e ai professionisti del settore, muovendo dalle criticità che sorgono con riferimento alle sorti dei beni produttivi alla morte dell’imprenditore e dai conseguenti rischi per la continuità dell’attività di impresa, sulla base del diritto vigente, propone una soluzione in grado di contemperare e conciliare l’interesse dell’impresa e l’interesse dei legittimari nella vicenda della trasmissione dell’impresa. Previa ricostruzione dei concetti di gratuità e liberalità, dopo aver valutato come il patto di famiglia e il trust per la trasmissione dell’impresa interagiscono con i limiti all’autonomia privata esistenti nel diritto delle successioni, si procede alla qualificazione giuridica e all’individuazione della disciplina applicabile a tali istituti. Sviluppando la categoria delle liberalità con funzione produttiva, si giunge, così, ad una soluzione satisfattiva delle esigenze che si manifestano nella vicenda della trasmissione dell’impresa.
Il volume esamina, in una prospettiva giuseconomica, le dinamiche di rischio determinatesi nei mercati finanziari in seguito all’uso pervasivo di tecnologie digitali. La monografia si interroga sulla tenuta dei modelli regolatori esistenti rispetto a scenari caratterizzati da rapide variazioni dei livelli di rischio a livello micro, macro e sistemico. Muovendo da tali premesse, l’opera propone una sistematizzazione del concetto di rischio quale categoria ordinante del mercato, ricostruendone l’evoluzione storica e la funzione svolta all’interno dell’ordinamento. Attraverso l’analisi dei più recenti modelli sperimentali di governance dell’innovazione tecnologica e finanziaria, la monografia sviluppa una proposta di regolamentazione dinamica del rischio, capace di integrare strumenti giuridici con soluzioni computazionali, in modo tale da rispondere efficacemente al mutevole contesto tecnologico e garantire una più efficiente responsività dell’intervento pubblico nei mercati finanziari.
La presente monografia esamina l’approccio europeo al governo dei dati con l’intento di valutarne fattibilità, desiderabilità ed efficacia. Integrando l’analisi della filosofia del diritto con i profili dell’informatica giuridica, l’indagine si incentra sulle nozioni di interesse pubblico, altruismo e partecipazione, nel quadro normativo dell’UE, tra la tutela e il rafforzamento del mercato europeo da un lato e la funzione promozionale del diritto dall’altro. Il volume propone in questo modo di interpretare la data stewardship come interfaccia tra i diversi livelli e attori della governance europea dei dati, al fine di bilanciare sviluppo del mercato digitale e tutela dei diritti fondamentali. Rivolto alla comunità scientifica, alle istituzioni e ai professionisti del settore, il volume offre un contributo essenziale ai temi dell’odierno dibattito sulle politiche digitali, la governance dei dati, e come l’interesse pubblico entri in gioco rispetto alla tutela dei diritti fondamentali.
Attraverso un percorso di ricerca che integra la genealogia sulla nascita della prigione con gli studi di genere, il volume ripercorre la storia dell’Istituto del Buon Pastore di Torino, attivo nel XIX e XX secolo, e riflette sul disciplinamento delle donne "devianti" rispetto alle norme sociali. L'istituzione totale femminile esaminata, gestita sino alla sua chiusura dall’Ordine religioso che la fondò, ospitava in origine giovani "penitenti" e "preservate". L’Istituto fu successivamente oggetto di un processo di formale laicizzazione che ne mutò la destinazione all'internamento coatto di ragazze, sulla base di provvedimenti dell’autorità giudiziaria e di pubblica sicurezza. Il volume affronta in chiave socio-giuridica questi passaggi, sino alla chiusura dell’Istituto negli anni Settanta del Novecento, nel periodo delle critiche all’istituzionalizzazione, elaborando alcune piste di riflessione sulla genealogia delle istituzioni di reclusione e sul controllo sociale delle donne.
Il volume propone un’indagine critica sull’impiego degli strumenti di riconoscimento facciale nella prospettiva del diritto processuale penale. Dopo una ricostruzione del funzionamento tecnico e delle principali applicazioni della tecnologia, sono esaminate le implicazioni sul piano dei diritti fondamentali, con particolare attenzione ai rischi derivanti dall'uso di questi sistemi. Il lavoro analizza le disposizioni introdotte dal Legislatore italiano e si confronta con il recente intervento dell’Unione europea che, nel contesto del regolamento sull’intelligenza artificiale, ha per la prima volta delineato un quadro normativo organico in materia. Nell’ottica di una riflessione sistematica, l’opera si interroga sulla tenuta delle categorie processuali tradizionali, valutando se e come possano essere adattate all’applicazione di strumenti altamente tecnologici nel rispetto delle garanzie fondamentali.
Il volume si propone di indagare, in una prospettiva costituzionalistica, il contributo della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte di giustizia dell’Unione europea all’emergere di concezioni sostanzialistiche del principio di legalità delle sanzioni punitive. L’accoglimento di simili concezioni apre nuovi spazi alle giurisdizioni nazionali contribuendo a un loro “rafforzamento”, epifenomeno di una generale dinamica in atto. La tendenza, in apparenza priva di confini definiti, può essere circoscritta tramite l’individuazione di vincoli metodologici che debbono correlarsi all’esercizio di funzioni giurisdizionali, nel raffronto fra lo statuto garantistico della ‘materia penale’ e le peculiarità delle singole vicende sanzionatorie. Tali vincoli derivano dall’adozione di canoni ermeneutici confacenti a diritti di matrice giurisprudenziale e dal coordinamento fra i livelli che compongono l’attuale sistema integrato di protezione dei diritti fondamentali.
La monografia intende analizzare i modelli giuridici di diritto pubblico di condivisione dei dati nel contesto normativo europeo, caratterizzato da una tensione dialettica tra protezione degli investimenti economici e tutela della concorrenza, da un lato, e necessità di circolazione dei dati per fini pubblici e di tutela dei diritti della persona, dall’altro. Propone un’analisi delle previsioni, genericamente definite di "obbligo", nella normativa vigente, che impongono una condivisione dei dati da parte dei relativi titolari, individuando in esse una fattispecie giuridica dai chiari contorni - in termini di oneri di servizio di interesse economico generale - nonchè il fondamento in interessi pubblici e diritti soggettivi a rilevanza costituzionale, quali la libertà di scienza e la tutela dell’identità personale, con analogia verso modelli già consolidati nel diritto amministrativo (i.e. i beni culturali).
Da sempre, si è visto, l’attività conoscitiva è momento imprescindibile per l’esercizio delle funzioni della Repubblica, ma l’interesse scientifico per il tema si ritiene rinnovato in ragione degli strumenti tecnologici che modificano la capacità conoscitiva delle Istituzioni, poiché consentono un accesso al fatto capace di avvicinare alla comprensione della complessità informativa, con individuazione di relazioni tra una pluralità di fatti, che si presentano come nuove, precedentemente sconosciute, talvolta inattese. Seppur l’interesse scientifico verso l’attività conoscitiva della pubblica amministrazione è certo risalente (F. LEVI, 1967), esso riceve nuovo vigore dalle interazioni con le tecnologie, che consentono di valorizzare i fatti acquisiti e provati tanto da mezzi documentali quanto da presunzioni (relative) e da prove costituende, con un inevitabile ripensamento dello svolgersi delle attività proprie della fase istruttoria.
Il pubblico concorso si è affermato dall’epoca moderna come modello di selezione di funzionari fedeli e capaci, per assicurare l’adeguatezza delle organizzazioni pubbliche all’esercizio dei propri compiti (art. 118, comma 1, Cost.). Con le dichiarazioni liberali dei diritti di fine ‘700, il riconoscimento del diritto dei cittadini di eguale accesso agli impieghi pubblici (art. 51, comma 1, Cost.) ha offerto al concorso una ulteriore legittimazione, identificando una delle più profonde ragioni della sua procedimentalizzazione.
L’evoluzione verso l’adozione di strumenti giuridici di diritto privato nella disciplina del lavoro pubblico non ha coinvolto il concorso, che resta un insuperabile principio di organizzazione correlato allo svolgimento di compiti d’interesse pubblico (art. 97, comma 4 Cost.), a prescindere dalla natura giuridica dell’organizzazione di riferimento. La procedimentalizzazione ne garantisce la controllabilità e il sindacato secondo i vizi di violazione di legge, incompetenza e, soprattutto, di eccesso di potere, secondo un carattere che non trova equivalenti nella disciplina del lavoro nell’impresa. Anche le critiche più frequentemente opposte al concorso investono aspetti non correlati al carattere di diritto pubblico (es. i contenuti delle prove o la selezione dei commissari) e cui può farsi fronte con l’adozione di strumenti di intelligenza artificiale, per automatizzare almeno in parte i procedimenti di selezione e correlare i fabbisogni di professionalità alla capacità amministrativa degli enti. La correlazione tra interesse pubblico, procedimento amministrativo e atto amministrativo reca con sé la giurisdizione amministrativa che offre una tutela penetrante alle ragioni dell’interesse pubblico grazie al sindacato di eccesso di potere e alla tutela costitutiva a essa propria.
L’evoluzione verso l’adozione di strumenti giuridici di diritto privato nella disciplina del lavoro pubblico non ha coinvolto il concorso, che resta un insuperabile principio di organizzazione correlato allo svolgimento di compiti d’interesse pubblico (art. 97, comma 4 Cost.), a prescindere dalla natura giuridica dell’organizzazione di riferimento. La procedimentalizzazione ne garantisce la controllabilità e il sindacato secondo i vizi di violazione di legge, incompetenza e, soprattutto, di eccesso di potere, secondo un carattere che non trova equivalenti nella disciplina del lavoro nell’impresa. Anche le critiche più frequentemente opposte al concorso investono aspetti non correlati al carattere di diritto pubblico (es. i contenuti delle prove o la selezione dei commissari) e cui può farsi fronte con l’adozione di strumenti di intelligenza artificiale, per automatizzare almeno in parte i procedimenti di selezione e correlare i fabbisogni di professionalità alla capacità amministrativa degli enti. La correlazione tra interesse pubblico, procedimento amministrativo e atto amministrativo reca con sé la giurisdizione amministrativa che offre una tutela penetrante alle ragioni dell’interesse pubblico grazie al sindacato di eccesso di potere e alla tutela costitutiva a essa propria.
Collection Tree
- Dipartimento di Giurisprudenza
- Memorie del Dipartimento di Giurisprudenza