La monografia, rivolta alla comunità accademica e ai professionisti del settore, muovendo dalle criticità che sorgono con riferimento alle sorti dei beni produttivi alla morte dell’imprenditore e dai conseguenti rischi per la continuità dell’attività di impresa, sulla base del diritto vigente, propone una soluzione in grado di contemperare e conciliare l’interesse dell’impresa e l’interesse dei legittimari nella vicenda della trasmissione dell’impresa. Previa ricostruzione dei concetti di gratuità e liberalità, dopo aver valutato come il patto di famiglia e il trust per la trasmissione dell’impresa interagiscono con i limiti all’autonomia privata esistenti nel diritto delle successioni, si procede alla qualificazione giuridica e all’individuazione della disciplina applicabile a tali istituti. Sviluppando la categoria delle liberalità con funzione produttiva, si giunge, così, ad una soluzione satisfattiva delle esigenze che si manifestano nella vicenda della trasmissione dell’impresa.
Il volume esamina, in una prospettiva giuseconomica, le dinamiche di rischio determinatesi nei mercati finanziari in seguito all’uso pervasivo di tecnologie digitali. La monografia si interroga sulla tenuta dei modelli regolatori esistenti rispetto a scenari caratterizzati da rapide variazioni dei livelli di rischio a livello micro, macro e sistemico. Muovendo da tali premesse, l’opera propone una sistematizzazione del concetto di rischio quale categoria ordinante del mercato, ricostruendone l’evoluzione storica e la funzione svolta all’interno dell’ordinamento. Attraverso l’analisi dei più recenti modelli sperimentali di governance dell’innovazione tecnologica e finanziaria, la monografia sviluppa una proposta di regolamentazione dinamica del rischio, capace di integrare strumenti giuridici con soluzioni computazionali, in modo tale da rispondere efficacemente al mutevole contesto tecnologico e garantire una più efficiente responsività dell’intervento pubblico nei mercati finanziari.
La presente monografia esamina l’approccio europeo al governo dei dati con l’intento di valutarne fattibilità, desiderabilità ed efficacia. Integrando l’analisi della filosofia del diritto con i profili dell’informatica giuridica, l’indagine si incentra sulle nozioni di interesse pubblico, altruismo e partecipazione, nel quadro normativo dell’UE, tra la tutela e il rafforzamento del mercato europeo da un lato e la funzione promozionale del diritto dall’altro. Il volume propone in questo modo di interpretare la data stewardship come interfaccia tra i diversi livelli e attori della governance europea dei dati, al fine di bilanciare sviluppo del mercato digitale e tutela dei diritti fondamentali. Rivolto alla comunità scientifica, alle istituzioni e ai professionisti del settore, il volume offre un contributo essenziale ai temi dell’odierno dibattito sulle politiche digitali, la governance dei dati, e come l’interesse pubblico entri in gioco rispetto alla tutela dei diritti fondamentali.
Attraverso un percorso di ricerca che integra la genealogia sulla nascita della prigione con gli studi di genere, il volume ripercorre la storia dell’Istituto del Buon Pastore di Torino, attivo nel XIX e XX secolo, e riflette sul disciplinamento delle donne "devianti" rispetto alle norme sociali. L'istituzione totale femminile esaminata, gestita sino alla sua chiusura dall’Ordine religioso che la fondò, ospitava in origine giovani "penitenti" e "preservate". L’Istituto fu successivamente oggetto di un processo di formale laicizzazione che ne mutò la destinazione all'internamento coatto di ragazze, sulla base di provvedimenti dell’autorità giudiziaria e di pubblica sicurezza. Il volume affronta in chiave socio-giuridica questi passaggi, sino alla chiusura dell’Istituto negli anni Settanta del Novecento, nel periodo delle critiche all’istituzionalizzazione, elaborando alcune piste di riflessione sulla genealogia delle istituzioni di reclusione e sul controllo sociale delle donne.
Questa pubblicazione costituisce ormai la quinta “traccia scritta” di un percorso condiviso di riflessione sui diritti e i doveri di cittadinanza, elaborato a partire dalle lezioni della Scuola di Cittadinanza, iniziativa di terza missione organizzata dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino, nelle sedi di Torino e di Cuneo, a partire invece dal 2018.

Nell’edizione 2024 della Scuola di Cittadinanza le lezioni si sono tenute nei mesi immediatamente precedenti lo svolgimento delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Ciò ha costituito l’occasione e lo stimolo per una riflessione interdisciplinare sulla varietà e complessità delle interazioni che legano l’ordinamento italiano a quello dell’Unione Europea (anche) nel riconoscimento e nella tutela dei diritti e dei doveri di cittadinanza, pure alla luce dell’emersione di nuove e rinnovate dimensioni di tale “sistema” di diritti e doveri.

Oltre a sviluppare riflessioni sul complessivo rapporto e sul “dialogo” esistente tra i due ordinamenti normativi, si è cercato di evidenziare le loro interdipendenze in ambiti divenuti oggi essenziali quali quello della disciplina (e del connesso tentativo di “governare” attraverso il diritto) l’intelligenza artificiale e i processi di digitalizzazione; quello della gestione dei fenomeni migratori (con un focus sul diritto penale); quello della gestione dell’impresa e delle sue risorse umane (con un’attenzione particolare rivolta alle recenti novità normative nel diritto dell’Unione Europea sulla sostenibilità e responsabilità sociale delle imprese). Un’attenzione specifica è stata dedicata al profilo dei diritti sociali –tradizionalmente oggetto di interventi più limitati da parte dell’ordinamento dell’Unione Europea –, sviluppando riflessioni inerenti alle questioni del salario minimo e a quelle connesse alla tutela del diritto alla salute. Così come ci si è soffermati sul problema (a sua volta strettamente legato ai diritti e doveri di cittadinanza) della convivenza tra le diverse credenze e confessioni religiose, tra il contesto italiano e quello, più generale, europeo.

L’obiettivo generale di questo percorso, non potendo certo essere quello di una organica ricostruzione del quadro dei rapporti tra l’ordinamento italiano e quello dell’Unione Europea in una materia oggi assai vasta e multiforme quale quella della configurazione dei diritti e doveri di cittadinanza, è stato piuttosto quello di far emergere – al di là di un approccio del dibattito pubblico spesso, alternativamente, retorico o polemico al tema dei “vincoli europei” –, l’esigenza di acquisire consapevolezza di dinamiche complesse, non sempre facilmente percepite, eppure destinate, nel contesto geografico in cui viviamo, ad avere ricadute sempre più estese sull’esercizio dei diritti e dei doveri individuali. Tutto ciò mirando a fornire, più che “risposte” univoche e definitive, stimoli al confronto e strumenti per interpretare e comprendere dal punto di vista del diritto questioni oggi fondamentali e, appunto, complesse come quelle trattate.
Il presente volume raccoglie gli Atti dei primi tre incontri di un più ampio ciclo dedicato al confronto fra gli approcci bioetici e biogiuridici dei diversi ordinamenti confessionali, fra loro e rispetto alla prospettiva dell’ordinamento secolare. La chiave per una lettura unitaria delle molteplici tematiche affrontate è il corpo: sostrato dell’identità personale (I. Il corpo persona); ‘punto debole’ dove si manifesta tutta la vulnerabilità dell’umano, sfigurato dalla malattia, segnato dalla mortalità, ma anche impegnato a rielaborare le esperienze della sofferenza e della fine in vissuti di senso (II. Il corpo fragile); locus della generazione umana e delle aspettative di futuro ad essa connesse (III. Il corpo fecondo). Alla riflessione scientifica degli studiosi che si sono occupati delle diverse tematiche affrontate si affianca una sezione di Testimonianze, dedicata agli interventi di ricercatori e professionisti che si sono specificamente confrontati con la gestione pratica della diversità religiosa all’interno delle strutture ospedaliere e degli hospice, ma anche alle voci degli esponenti delle comunità religiose radicate nel territorio piemontese ed italiano.
Il volume presenta i risultati di una ricerca sull’attività della Garante dei diritti delle persone private della libertà della Città di Torino nei dieci anni del suo mandato (2015-2025). L’indagine, avviata su iniziativa della stessa Garante, ha avuto l’obiettivo di ricostruire le buone pratiche e le traiettorie evolutive del suo operato, mettendo al contempo in evidenza i mutamenti del contesto in cui essa si è trovata ad agire. Alla sua realizzazione hanno contribuito docenti e ricercatrici di sociologia del diritto del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, insieme ad alcune studentesse della Clinica Legale Carcere, diritti fondamentali e vulnerabilità sociale, in un percorso che ha integrato ricerca, didattica e Terza Missione dell’Università. La pubblicazione include anche i risultati di una valutazione di impatto – condotta con metodi quali-quantitativi – dell’operato della Garante comunale che apre la riflessione sull’importanza di promuovere studi, oggi ancora poco diffusi, capaci di rilevare e misurare gli effetti prodotti da tale figura nell’ambito della tutela e dell’accesso ai diritti delle persone private della libertà personale.
Il volume propone un’indagine critica sull’impiego degli strumenti di riconoscimento facciale nella prospettiva del diritto processuale penale. Dopo una ricostruzione del funzionamento tecnico e delle principali applicazioni della tecnologia, sono esaminate le implicazioni sul piano dei diritti fondamentali, con particolare attenzione ai rischi derivanti dall'uso di questi sistemi. Il lavoro analizza le disposizioni introdotte dal Legislatore italiano e si confronta con il recente intervento dell’Unione europea che, nel contesto del regolamento sull’intelligenza artificiale, ha per la prima volta delineato un quadro normativo organico in materia. Nell’ottica di una riflessione sistematica, l’opera si interroga sulla tenuta delle categorie processuali tradizionali, valutando se e come possano essere adattate all’applicazione di strumenti altamente tecnologici nel rispetto delle garanzie fondamentali.
Il volume si propone di indagare, in una prospettiva costituzionalistica, il contributo della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte di giustizia dell’Unione europea all’emergere di concezioni sostanzialistiche del principio di legalità delle sanzioni punitive. L’accoglimento di simili concezioni apre nuovi spazi alle giurisdizioni nazionali contribuendo a un loro “rafforzamento”, epifenomeno di una generale dinamica in atto. La tendenza, in apparenza priva di confini definiti, può essere circoscritta tramite l’individuazione di vincoli metodologici che debbono correlarsi all’esercizio di funzioni giurisdizionali, nel raffronto fra lo statuto garantistico della ‘materia penale’ e le peculiarità delle singole vicende sanzionatorie. Tali vincoli derivano dall’adozione di canoni ermeneutici confacenti a diritti di matrice giurisprudenziale e dal coordinamento fra i livelli che compongono l’attuale sistema integrato di protezione dei diritti fondamentali.
La riflessione sui temi della gestione e del riuso degli edifici di culto, già avviata in una precedente monografia, giunge a compimento in questo volume mediante l’approfondimento delle esperienze di Belgio e Francia. Questi Paesi, seppur di antica tradizione cattolica, sono oggetto da decenni di un processo di secolarizzazione avanzata. La comparazione con l’Italia ha inteso indagare come i diversi sistemi di relazione tra Stato e confessioni religiose e la molteplicità di normative coinvolte incidano rispetto all'emanazione dei decreti di dimissione ex can. 1222 § 2 e all'attuazione di ipotesi di riuso o di uso misto nello spazio o nel tempo. Sono così individuate proposte di soluzione per il contesto italiano che si ispirano alle migliori pratiche internazionali, fondate sul dialogo, sulla collaborazione e sulla partecipazione.